Un edificio mai completato. Trent’anni di attesa. Una città che riprende possesso del suo spazio.
Il peso dell’incompiuto
Un progetto nato per espandere la città è rimasto in sospeso, simbolo di promesse interrotte e spazi negati. I cittadini di Latina lo hanno visto crescere, svuotarsi e arrugginire… finché l’attesa di cambiamento è diventata una ferita urbana condivisa.
Per oltre tre decenni, l’Ex-Icos ha dominato il quartiere Q4 come uno scheletro di cemento e ferro. Non un edificio, ma un non-luogo: uno spazio che esiste fisicamente ma non socialmente, che non è vissuto, non genera relazioni, non crea memoria se non quella dell’abbandono.
Il mandato collettivo: il progetto “A gonfie vele”
Di quel desiderio di rinascita si è fatto carico il Comune di Latina, del mandato collettivo di rigenerare, restituire, ricucire.
Il progetto “A gonfie vele” nasce da qui: da un bisogno di dare nuova centralità a quartieri rimasti ai margini, di ricucire il tessuto urbano interrotto. Dove prima c’era un vuoto carico di peso, sorgeranno residenze sociali, spazi polifunzionali, servizi pubblici. Luoghi di incontro, simbolico e fisico, della città con se stessa.
IL PROGETTO “A GONFIE VELE”
Promotori: Comune di Latina + ATER Finanziamento: PNRR, 15 milioni di euro Graduatoria: 6° nazionale
Massicci srl — Fase 1:
Demolizione controllata Ex-Icos
Gestione e recupero materiali inerti in situ
Riduzione impatto ambientale attraverso economia circolare
20 giugno 2025: lo spartiacque
Il 20 giugno 2025, la pinza idraulica del Komatsu PC 490 di Massicci srl ha dato forma a uno spartiacque tra ciò che è stato e ciò che sarà.
La demolizione è andata avanti. I pezzi sono caduti, frantumati, trasformati in polvere. Piano dopo piano, pilastro dopo pilastro, pezzo dopo pezzo. I fili di ferro slegati pendono nel vuoto, uno scheletro senza carne, ossa senza muscoli.
La polvere è il segno del tempo che passa, ma anche lo stato del tempo che finisce.
Demolito il primo complesso, si passa poi ai due piani interrati, al riempimento e alla successiva frantumazione. Ogni fase progettata al dettaglio: controllata, sicura, sostenibile.
Demolire con metodo: l’approccio Massicci
Demolire non significa solo abbattere. Significa gestire una trasformazione complessa con competenza tecnica e responsabilità ambientale.
Il metodo Massicci si basa su tre pilastri:
1. Demolizione selettiva e controllata
Ogni elemento strutturale viene rimosso secondo una sequenza precisa, che garantisce la sicurezza del cantiere e dell’area circostante. Non si tratta di “buttare giù”, ma di smontare con precisione chirurgica.
2. Recupero dei materiali in situ
Il cemento e i materiali inerti vengono frantumati e recuperati direttamente in loco. Questo significa:
Riduzione drastica del trasporto su gomma (meno traffico, meno emissioni)
Riutilizzo dei materiali per i riempimenti necessari al progetto
Economia circolare applicata alla rigenerazione urbana
Non si creano solo macerie, si creano le condizioni materiali per il nuovo.
3. Minimo impatto sul quartiere
Le operazioni sono pianificate per limitare polveri, rumori e disagi. Il cantiere non è un’invasione, ma un intervento temporaneo al servizio di un beneficio permanente.
Da spazio negato a spazio vissuto
Dove prima c’era un “non-luogo”, oggi si apre la possibilità di uno spazio vissuto.
Ogni trasformazione urbana passa attraverso tre fasi.
Prima viene concepita: planimetrie, progetti PNRR, graduatorie. I 15 milioni di euro diventano residenze sociali, spazi pubblici, servizi.
Sulla carta, tutto funziona. Poi viene gestita: cantieri, ordinanze, coordinamento tra Comune, ATER, Massicci, altri operatori. È la fase più tecnica, quella che il cittadino comune vede da fuori come “lavori in corso”.
Ma la trasformazione si completa solo quando viene vissuta: quando i cittadini di Q4, quelli che per 30 anni hanno convissuto con lo scheletro, iniziano ad abitare quei nuovi spazi. A creare relazioni. A costruire memoria diversa.
Il progetto “A gonfie vele” deve attraversare tutte e tre le fasi. E la demolizione non è un dettaglio: è il passaggio obbligato. Senza rimuovere fisicamente e simbolicamente il non-luogo, nessuno spazio nuovo può essere davvero vissuto.
Demolire è un atto di cura
Demolire un bene pubblico, anche degradato, non è mai un gesto neutro. Richiede responsabilità, visione chiara del futuro, rispetto per la memoria collettiva.
Non si tratta di cancellare. Le ferite non si rimuovono, si cicatrizzano. E una cicatrizzazione ben fatta lascia tessuto più forte di prima. Nel caso dell’Ex-Icos, questo significa: – Recuperare i materiali in situ (il vecchio diventa fondazione del nuovo) – Restituire lo spazio al quartiere (da vuoto divisivo a luogo connettivo) – Trasformare un simbolo di fallimento in opportunità di rigenerazione
L’Ex-Icos non viene “eliminato” dalla storia di Latina. Viene trasformato. Da simbolo di fallimento urbanistico a terreno fertile per nuova vita sociale.
Latina restituisce città alla sua gente
In un’epoca in cui spazi pubblici vengono privatizzati, quartieri periferici dimenticati, e la speculazione vince sulla cura, il progetto “A gonfie vele” va in direzione opposta.
Latina restituisce un pezzo di città alla sua gente. La polvere si è posata. E dal vuoto che ha lasciato, può crescere qualcosa di nuovo.
Massicci demolisce con metodo. E in questo, costruisce valore.
Il progetto “A gonfie vele” è promosso dal Comune di Latina e ATER, con finanziamento PNRR di 15 milioni di euro (6° in graduatoria nazionale).
Massicci srl realizza la demolizione controllata dell’Ex-Icos e la gestione sostenibile dei materiali inerti attraverso recupero in situ e tecniche di economia circolare.
Per informazioni su progetti di demolizione, rigenerazione urbana e molti altri servizi: Massicci srl [Via Codacchio 3 Z.I. Sermoneta (LT)] [0773319026] [info@massiccisrl.it] [massiccisrl.it]
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